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MONITORAGGIO AMBIENTALE VAL POLA

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la Storia

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| Eventi preliminari

   Il grande collasso (frana della Val Pola) avvenuto il 28 luglio 1987 sul versante orientale del monte Zandila è collegato agli effetti indotti su un’area geologicamente delicata assoggettata ad un prolungato ed intenso evento pluviometrico che ha preceduto per ben 9 giorni la grande frana.

   L’altezza cumulata di precipitazione nei 5 giorni (dal 15 al 19) è risultata pari a 229 mm., di cui 124 concentrati il 18 luglio. La temperatura minima registrata alla stazione di Arnoga, a partire dal 21 giugno non è mai scesa sotto lo zero, mantenendosi su valori non superiori a 4° C; sul versante orientale del monte Zandila persistevano a zone limitati lembi della coltre nevosa.

   Il 25 luglio veniva notata una fessura che, sia pur con sviluppo discontinuo, si estendeva da S-SE a N-NW alla quota 2200 sul versante orientale del monte Zandila per una lunghezza di circa 600 metri e che coincideva col piano principale di movimento di un'antica frana.
Nel periodo 26-27 luglio la fessura diveniva progressivamente più ampia ed estesa, sviluppandosi secondo un arco di circonferenza per una lunghezza di 900 metri perimetralmente all’intera massa detritica coinvolta nel suddetto antico franamento e comprendendo anche il corpo roccioso su cui poggiava. Contemporaneamente divenivano sempre più frequenti i crolli di blocchi di roccia lungo i canaloni sottostanti.



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| Evento franoso del 28 luglio 1987

   Nel quadro di tale situazione morfologico-strutturale ed idrografica si collocano le particolarità evolutive e gli aspetti dinamici che hanno contrassegnato il grande franamento avvenuto in Val Pola alle 7,25 del 28 luglio 1987, quando si innescò il distacco di una massa rocciosa di circa 33 milioni di metri cubi in posto, valutati in circa 43 milioni in deposito, dal fianco orientale del monte Zandila.
Il fenomeno franoso, iniziato come scivolamento lungo due piani di rottura principali di cui uno preesistente, si trasformò rapidamente in valanga di roccia, coinvolgendo nella discesa la copertura boschiva e la coltre detritica presente sul pendio sottostante. A causa dell’elevata energia posseduta e della presenza dell’invaso lacustre nel fondovalle, il materiale franato, costituito da roccia e detriti, si depositò su una lunghezza di circa 2,5 Km. in direzione N-S lungo l’alveo dell’Adda, risalendo sul versante opposto per circa 300 m. di dislivello. Le vite umane perdute furono 29.

   Gli effetti sismici del fenomeno furono registrati al Centro Geofisico prealpino di Varese, distante 130 km, e furono caratterizzati da una magnitudo di 2,7 e da una durata di circa 3 minuti. La frana indusse una serie di fenomeni tra loro collegati.

   Innanzitutto, l’ammasso di materiale franato, oltre a interrompere la viabilità locale, sbarrò il corso dell’Adda, esondato nelle giornate immediatamente precedenti, causando un innalzamento della quota dell’alveo di diverse decine di metri e la formazione di un lago (lago di Val Pola) le cui oscillazioni di livello contribuirono notevolmente a destabilizzare nuove fasce dei versanti.
La presenza di questo lago in costante crescita, a seguito dei cospicui afflussi non accompagnati dai corrispondenti deflussi, si configurava come ulteriore motivo di pericolo per le aree poste a valle, per eventuali trabocchi incontrollabili di masse d’acqua accompagnati da possibili cedimenti dell’ammasso di frana.


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| Interventi di emergenza

   Al fine di evitare siffatte conseguenze, furono decisi con procedure di emergenza interventi di riassetto idraulico sintetizzabili:

  1. nella installazione di un gruppo di pompe in grado di mantenere sotto controllo il volume idrico nell’invaso;
  2. nella realizzazione di due gallerie di by-pass capaci di svuotare definitivamente il lago;
  3. nello scavo, al piede del cumulo di frana, di un canale di raccolta delle acque di sfioro da utilizzare, in via provvisoria, in caso di malfunzionamento del sistema delle gallerie di by-pass.
A protezione del canale stesso venne poi realizzato alla base dell’accumulo di frana, un vallo con relativo argine in terra con l’ulteriore funzione di proteggere i cantieri sottostanti.

   Si procedette, inoltre, al disgaggio delle porzioni di versante meno stabili ed alla costruzione di briglie nel fondovalle in modo da regimare le acque dell’Adda in caso di ostruzione delle gallerie di by-pass.

   A completamento dei suddetti interventi, venne installata una rete di monitoraggio geotecnico continuo della frana, collegato ad un sistema di allarme, che è attualmente gestito dall’Arpa.

 
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