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MONITORAGGIO AMBIENTALE VAL POLA

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Cosa fa ARPA Lombardia

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Il Monitoraggio geotecnico e termopluviometrico

A seguito dell’evento principale (28 luglio 1987) il sistema di monitoraggio installato nell’area della frana, sia al coronamento che sull’accumulo, ha permesso di controllarne l’evoluzione in maniera continuativa e in tempo reale. Grazie ad esso è stato anche possibile prevedere con circa 72 ore di anticipo il franamento del 15 giugno 1988 che ha coinvolto circa 250.000 mc di roccia, originatosi dal vertice della nicchia. Il sistema, parzialmente rimodulato negli anni, è tuttora attivo e ha permesso l’acquisizione di dati utili non solo in termini di sicurezza per le aree sottostanti, ma anche per definire e progettare gli interventi.

Nei mesi successivi al franamento del 1987 l’ammasso roccioso, soprattutto nella fascia circostante alla nicchia di frana, ha manifestato un cospicuo rilassamento, dovuto principalmente alla decompressione conseguente al crollo di volumi dell’ordine di 33 – 34 milioni di metri cubi. Infatti nel periodo compreso tra il 1987 e il 1990 si sono registrati movimenti significativi del suolo, rilevati per via strumentale, che hanno raggiunto valori rilevanti, fino a oltre 10 mm alla settimana. I maggiori spostamenti si sono localizzati nell’area Camp Boer – Sassavin , posta sul lato idrografico sinistro della Val Pola a quote comprese tra 1.600 m e 1.850 m circa. Nell’evoluzione della frana significativa è l’azione delle precipitazioni che hanno determinato accelerazioni nelle deformazioni, ma soprattutto la formazione piuttosto repentina di colate detritiche, assai mobili che hanno determinato nel tempo la formazione di una vasta conoide al piede della frana. Il controllo della formazione di queste colate ha permesso di definire soglie di pioggia critiche oltre le quali è assai probabile l’innesco di trasporti in massa. Dall’analisi dei dati di monitoraggio si evince come i movimenti si siano nel tempo progressivamente ridotti e oggi la frana può essere considerata “stabilizzata”, mentre è sempre possibile la formazione delle colate detritiche sopra citate. L’attuale sistema di monitoraggio è costitutio da:

  • 33 estensimetri a filo, 5 a barra e tre estensimetri multibase in foro, in gran parte acquisiti automaticamente;
  • 73 basi distometriche a lettura manuale con cadenza mensile;
  • 3 tubi inclinometrici e un estenso-inclinometro a lettura manuale con cadenza semestrale;
  • una rete topografica/GPS costituita complessivamente da 6 capisaldi letti con cadenza semestrale.
E’ inoltre attiva una vasta rete di rilevamento termopluviometrico, sia sulla frana che nella zona dell’accumulo e idrometri che misurano il flusso idrico nelle gallerie di by-pass. Queste, messe in esercizio nella primavera del 1988, consentono ancora oggi il deflusso idrico dell’Adda, dal momento che tuttora l’accumulo di frana ne sbarra il corso per circa 2.5 km. La rete strumentale, ridotta rispetto a quella in opera nel periodo dell’emergenza (ad esempio è stata totalmente dimessa la rete microsismica) è stata mantenuta attiva anche nella prospettiva degli interventi di riassetto idrogeologico in corso di progettazione nell’area interessata dalla frana.


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Monitoraggio delle componenti ecosistemiche ed ambientali

Il sistema di monitoraggio definito dai progettisti (Studio Paoletti di Milano), reso operativo da ARPA Lombardia, mostra le risultanze dei dati concernenti il monitoraggio delle componenti ecosistemiche ed ambientali (aria – acqua – rumore – polveri – suolo – fauna vertebrata ed ecosistemi acquatici – vegetazione – aspetti geotecnici ed idrologici) nell’ area della Val Pola prima che la stessa venga interessata dagli importanti interventi di rimodellamento morfologico e ripristino.
Il piano di monitoraggio prevede:

  • l’acquisizione e la raccolta sistematica dei dati e delle informazioni disponibili pregresse concernenti il “paesaggio” della valle e lo stato ambientale;
  • l’acquisizione, validazione e analisi di parametri inerenti le componenti ecosistemiche sopra elencate.
Tale attività è stata attivata in maniera parziale e preliminare a partire dal mese di gennaio 2004, mentre l’avvio ufficiale del monitoraggio ambientale è datato 15 ottobre 2005 in modo da garantire – come previsto dal Decreto Ministeriale – una raccolta dati che considerasse un periodo di almeno un anno antecedente all’inizio del cantiere.
Nel rispetto delle prescrizioni ministeriali il monitoraggio ambientale proseguirà e sarà assicurato per tutta la durata del cantiere e successivamente per un congruo periodo posteriore alla chiusura dello stesso.

 
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