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Legna da ardere? istruzioni per il corretto uso di una risorsa importante  
La legna come combustibile - Legna e PM10

L’espressione generale “PM” (Particulate Matter) definisce un “insieme di particelle solide e liquide” che si trova in sospensione nell’aria; in italiano esso viene indicato con il termine “particolato”.
Con i termini PM10 e PM2,5 si indicano le frazioni di particolato aereo disperso aventi diametro aerodinamico inferiore rispettivamente a 10 e a 2,5 µm. 
Le dimensioni ridotte permettono al PM10 di penetrare attraverso le vie aeree fino a raggiungere il tratto tracheo-bronchiale, e al PM2,5 di penetrare più a fondo fino alla regione alveolare. Per questo motivo il PM2,5 viene spesso indicato con il termine “particolato fine”.

Il PM può avere origine primaria o secondaria.
Il particolato primario è la parte emessa in atmosfera già in fase solida o aerosol, originato in parte da fenomeni naturali (quali processi di erosione al suolo, incendi boschivi e dispersione di pollini) e in gran parte dalle attività antropiche, in particolare dal traffico veicolare e dai processi di combustione.
Il particolato secondario si forma in atmosfera a partire da altri inquinanti, come NOx e SO2, che reagiscono con altre sostanze presenti nell’aria – tra cui ammoniaca – dando luogo alla formazione di solfati e nitrati d’ammonio.

La meteorologia è un fattore che incide significativamente sull’andamento temporale di questo inquinante: l’accumulo di polveri sottili e il conseguente aumento delle concentrazioni si verifica tipicamente durante i mesi autunnali e invernali, caratterizzati da assenza di vento e da condizioni atmosferiche più stabili.

In Lombardia, i più recenti dati evidenziano come il 39% delle emissioni di PM10 derivi dal comparto del riscaldamento domestico. Di questo contribuito, la gran parte (più del 98%) è stimata provenire dalla combustione della legna in piccoli apparecchi, che in Regione contribuiscono anche al 65% delle emissioni annue di B(a)P.
Nei mesi invernali il contributo della legna bruciata in ambito domestico contribuisce in modo importante alle emissioni di polveri a livello regionale.
La parte più rilevante delle emissioni derivate dall’uso della legna è da attribuire ai piccoli impianti domestici: ai caminetti aperti, caratterizzati da basse rese energetiche (e il cui utilizzo è spesso legato a ragioni estetiche e ricreative) e alle stufe tradizionali, molto spesso poco efficienti.
Contribuiscono alle emissioni, seppure in misura minore anche le stufe a pellet e a ciocchi di più recente fabbricazione.
Per quanto riguarda le polveri fini, le emissioni dei migliori impianti domestici a legna sono comunque molto superiori ai livelli medi degli impianti a gas naturale.
Nella combustione della legna in piccoli impianti domestici le emissioni di ossidi di azoto e zolfo - importanti precursori del particolato fine secondario - sono invece simili a quelle derivanti dalla combustione dei combustibili convenzionali (gas, gasolio).

La rilevanza delle emissioni di particolato fine primario derivate dalla combustione della legna in piccoli impianti domestici evidenzia la necessità di politiche mirate al controllo di questa fonte.
Indubbi vantaggi derivano dalla limitazione dell’utilizzo degli apparecchi più obsoleti nelle aree a maggior rischio, o dalla loro sostituzione con altri più efficienti e a minori emissioni specifiche.

La sfida da affrontare oggi per ridurre l’inquinamento da polveri fini causato dai piccoli impianti domestici di riscaldamento a legna consiste anche nell’assicurare nella pratica un corretto funzionamento e una corretta manutenzione degli impianti nuovi o già esistenti, evitando inoltre che vengano bruciati rifiuti o altri prodotti non ammessi.

 

Emissioni di PM10 in Lombardia
Fonte: INEMAR

     
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