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Legna da ardere? istruzioni per il corretto uso di una risorsa importante  
FAQ

Cosa si intende con l’espressione “piccoli impianti domestici a legna”?
L’espressione indica impianti di potenza inferiore a 35 kW di differenti tipologie come camini tradizionali, camini a circolazione d’aria, stufe, stufe a pellet, caldaie per tronchetti di legna, caldaie a cippato, caldaie a pellet. Sono apparecchi che servono una sola stanza o solo alcune stanze. Il termine "apparecchio termico", anzichè impianto termico, è più adeguato in quanto questi non sono impianti a cui si applicano le norme vigenti per gli impianti termici civili (a gas o gasolio) che riscaldano tutta l'abitazione con l'ausilio di un sistema di distribuzione del calore.

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Cosa si intende per “combustore innovativo”?
I combustori innovativi sono apparecchi che consentono di migliorare l’autonomia di gestione e il rendimento termico degli apparecchi a legna.
Grazie a nuove soluzioni progettuali e impiantistiche, oggi si può disporre di generatori di calore capaci di funzionare in continuo per tempi lunghi, senza richiedere di essere alimentati o di rimuovere la cenere frequentemente. Ad esempio, gli apparecchi alimentati a tronchetto raggiungono autonomie di 8-12 ore, quelli alimentati a cippato di oltre una settimana.
Grazie a una combustione del legno più completa, i sistemi innovativi presentano rendimenti termici di gran lunga superiori a quelli degli apparecchi tradizionali.

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Come si ottiene l’efficienza ottimale di un generatore di calore?
Il raggiungimento dell’efficienza ottimale di un piccolo impianto domestico a legna si ottiene valutando e vigilando su cinque elementi essenziali: la tecnologia avanzata dell’apparecchio, il corretto dimensionamento dell’impianto, la corretta realizzazione e regolazione dell’impianto, la buona qualità del combustibile, la corretta gestione dell’impianto.
A migliore efficienza corrispondono minori spese per il riscaldamento e minor inquinamento.

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Stufe e caldaie devono essere certificate?
La certificazione delle caldaie a legna non è obbligatoria.
È invece obbligatoria quella di stufe e caminetti (EN 13229, EN 13240 ) e quella delle canne fumarie (EN 1443).
Se l’apparecchio non è certificato, non c’è garanzia sulla qualità dell’apparecchio e sul rispetto delle norme di sicurezza.

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Che cosa è il “libretto di impianto”?
Il libretto dell’impianto è un documento obbligatorio per gli impianti di potenza inferiore a 35 kW,  in cui vengono riportate le caratteristiche tecniche nonché le operazioni di prima installazione e di manutenzione ordinaria e straordinaria.
La responsabilità dell’impianto – e quindi del rispetto dell’orario di servizio e del limite di temperatura nonché di tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che garantiscano rendimento ed emissioni entro i limiti consentiti - è dell’occupante dell’immobile, che sia proprietario o inquilino.

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Esistono obblighi normativi da rispettare?
Se si vuole installare una stufa o un caminetto è necessario rispettare alcune prescrizioni:

  • è obbligatorio presentare un progetto redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice (o da parte di un professionista iscritto negli albi professionali, nel caso di canne fumarie ramificate collettive)
  • i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti sono da affidare a imprese abilitate, che devono realizzare gli impianti secondo la regola dell’arte
  • al termine dei lavori l’impresa installatrice deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati
  • l’Autorità competente rilascia un certificato di agibilità, previa acquisizione della dichiarazione di conformità
  • per rifacimento o installazione di nuovi impianti in edifici già dotati di certificato di agibilità l’impresa installatrice deposita - a fine lavori - la dichiarazione di conformità presso il Comune

La pulizia della canna fumaria non è obbligatoria per legge, ma dovrebbe essere fatta per motivi di sicurezza e per assicurare un corretto funzionamento dell’apparecchio.

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Che cosa è la biomassa?
Il termine biomassa comprende materiali molto eterogenei che hanno in comune l’origine organica e il fatto di non aver subito alcun processo di fossilizzazione; tali materiali spaziano dalle produzioni forestali ai residui delle pratiche zootecniche, ai rifiuti solidi urbani.
Negli apparecchi domestici sono utilizzabili solo biomasse legnose allo stato naturale.

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Quali tipi di materiali legnosi si possono bruciare nell’apparecchio domestico?
Nei caminetti, nelle stufe e nella caldaie a legna caricate manualmente può essere bruciata unicamente legna in pezzi allo stato naturale; negli impianti a carica automatica può essere bruciata legna allo stato naturale in forma di cippato o pellet.

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Cosa si intende per “legna allo stato naturale”?
Si intende la legna naturale in pezzi proveniente dal bosco compresa la corteccia che vi aderisce (ad esempio: ciocchi, ramaglie e pigne, ritagli provenienti da segherie, bricchetti e pellet esenti da leganti o altre sostanze) e la legna naturale non in pezzi proveniente dal bosco (ad esempio: cippato, corteccia o segatura di segherie).

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Cosa si intende con il termine tronchetto?
Legna in pezzi, ciocco di legna e tronchetto sono sinonimi.
Il tronchetto rappresenta la pezzatura del legno più utilizzata nei piccoli generatori di calore; la lunghezza ideale del pezzo varia a seconda della dimensione interna del combustore: le misure più comuni sono 30 e 50 cm.
Solitamente il tronchetto è venduto dopo due anni di stagionatura, quando l’umidità si aggira introno al 25%.

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Cosa sono cippato e pellet?
Il cippato - che consiste in legno ridotto in scaglie con dimensioni variabili da alcuni millimetri ad un paio di centimetri - si ottiene generalmente dallo sminuzzamento (o cippatura) del legno fresco, appena tagliato; deriva solitamente dagli scarti dei tagli in bosco o dei pioppeti, ma anche dalle potature delle alberature cittadine. Il cippato può derivare anche dall’industria di prima lavorazione del legno.
Il pellet - che consiste in piccoli cilindri di legno del diametro di 6-8 mm - si ottiene attraverso lavorazioni meccaniche che sottopongono la segatura del legno essiccata e finemente lavorata ad altissime pressioni: la compattezza e la forma sono determinate dall’effetto legante della lignina, attivato dal calore sprigionato durante la lavorazione. Grazie alla produzione di pellet, gli scarti del legno - che in passato venivano utilizzati solo in parte o buttati - oggi vengono riutilizzati al 100%.
A livello nazionale non vige l’obbligo di certificare la qualità del pellet; nonostante ciò molti produttori stanno aderendo volontariamente a certificazioni internazionali quali DIN-PLUS o ENplus.

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Come si riconosce un pellet di buona qualità?
Per prima cosa è necessario verificare le indicazioni apposte sulla confezione. Ciò significa che sono da evitare pellet contenuti in imballaggi “anonimi”(cioè privi del nome del produttore e di qualunque indicazione sulla composizione) oppure venduti sfusi in assenza di documentazione di accompagnamento.
Il parametro più importante da verificare è il contenuto di ceneri: infatti un pellet che contiene più ceneri produce anche più polveri nella combustione, e costringe a pulire più frequentemente l’apparecchio.
Un altro parametro importante è la quantità di polvere di segatura nel sacchetto: tanta segatura indica che il pellet tende a sfaldarsi e darà problemi di pulizia in casa e all’interno della stufa.

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Cosa si intende per “combustione illegale”?
Chi brucia nel proprio apparecchio domestico legna allo stato naturale mescolata con altri materiali - come scarti di legno, legno usato, rifiuti, cartoni, imballaggi - agisce in modo scorretto per sé e per gli altri: danneggia il proprio impianto ed emette in atmosfera grandi quantità di elementi nocivi, pregiudicando così la propria e l’altrui salute.

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L’apparecchio domestico a legna si può usare sempre?
In Lombardia vigono due tipi di limitazione.
La prima, di ordine generale e finalizzata al risparmio energetico, deriva dal fatto che quasi tutto il territorio della regione ricade nella “zona climatica E”: ciò significa che è possibile accendere il riscaldamento dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore giornaliere.
La seconda, originata da una deliberazione regionale e finalizzata al risanamento della qualità dell’aria, riguarda solo i comuni siti ad altezza inferiore a 300 m slm e vieta - laddove sono presenti altri generatori di calore oltre quello a legna - l’uso di legna da ardere nei mesi invernali per il riscaldamento domestico degli edifici in qualunque tipo di apparecchio che non garantisca un rendimento energetico adeguato (≥ 63 %) e basse emissioni di carbonio (≤ 0,5 % = 5.000 ppm).

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L’apparecchio a legna può provocare incendi?
Come la maggior parte delle apparecchiature, anche i generatori di calore domestici possono risultare pericolosi se - per qualsiasi motivo - funzionano male.
Le principali cause di incendio sono la realizzazione “non a regola d’arte” dell’impianto e l’assenza di manutenzione della canna fumaria. E’ quindi necessario rispettare tutti gli obblighi normativi previsti nella costruzione dell’impianto e della canna fumaria, rivolgendosi ad un professionista abilitato.
E’ inoltre necessario pulire regolarmente la canna fumaria: in caso contrario la fuliggine depositata all’interno può prendere fuoco innescando l’incendio.

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Perché la legna invece dei combustibili convenzionali?
La legna è una fonte energetica rinnovabile.
Le fonti rinnovabili (biomasse, sole, vento, salti d’acqua, geotermia) vengono “rinnovate” in natura a velocità paragonabili a quelle con cui vengono “consumate”: possono quindi essere considerate virtualmente inesauribili.
I combustibili convenzionali (carbone, derivati del petrolio, metano) sono fonti energetiche non rinnovabili perché si sono formati in millenni, e di millenni necessitano per riformarsi: sono quindi di fatto destinati ad esaurirsi. La combustione dei combustibili fossili, inoltre, provoca l’emissione nell’atmosfera di biossido di carbonio (CO2): a partire dall’epoca della prima rivoluzione industriale tale gas si è accumulato in atmosfera, accentuando il fenomeno naturale comunemente chiamato “effetto serra” e determinando un riscaldamento globale e altri cambiamenti climatici a livello planetario.
La combustione della legna viene considerata praticamente neutra in termini di contributo alle emissioni di gas serra perché generata attraverso la fotosintesi a partire da CO2 già presente in atmosfera. Le uniche emissioni di gas climalteranti sono legate al ciclo della produzione (principalmente piantumazione, taglio e trasporto).

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Quali sono le “luci” e quali le “ombre” nell’uso della legna?
Molti elementi giocano a favore dell’utilizzo della legna come fonte energetica: costituisce un elemento di diversificazione dell’approvvigionamento energetico, a livello locale contribuisce a creare occupazione e sostiene il miglioramento forestale, è di origine biogenica e quindi è utile per contrastare i cambiamenti climatici in atto in quanto riduce l’utilizzo dei combustibili fossili.
Alcuni altri elementi giocano invece a sfavore dell’uso della legna come fonte energetica: la combustione della legna - in particolare quella in apparecchi domestici di vecchia concezione - ha un ruolo significativo nelle emissioni inquinanti in atmosfera, soprattutto per quanto riguarda le polveri fini (PM), il monossido di carbonio (CO) e i composti organici volatili non metanici (COVNM).
Per il particolato primario, in particolare, neppure la migliore tecnologia impiantistica oggi disponibile per i generatori di calore domestici a legna è in grado di ridurre le emissioni ai livelli generati nella combustione del gas naturale e del gasolio.

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La legna è solo per gli apparecchi domestici?
Oggi sul mercato si possono trovare generatori a legna adatti per le utenze più diverse: in generale, per le abitazioni singole si tratta di impianti a potenza < 35 kW mentre per i condomini e per le reti di teleriscaldamento si utilizzano caldaie a biomasse di potenza medio-alta.
Nelle caldaie a potenza medio-alta sono installati sistemi di depurazione dei fumi che consentono di ridurre notevolmente le emissioni di particolato: un tipo di utilizzo della legna che consente quindi di conciliare gli obiettivi di riduzione dei gas serra con i piani di risanamento della qualità dell’aria.

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Come si elimina la cenere spenta?
La cenere della legna naturale è un rifiuto e quindi va smaltita secondo le regole della raccolta differenziata.
Ogni amministrazione adotta proprie strategie di raccolta differenziata dei rifiuti: la maggior parte dei Comuni che raccolgono separatamente la frazione umida dei RSU richiede di eliminare la cenere spenta di legno con tale frazione, finalizzata alla produzione di compost di qualità; alcuni Comuni, invece, richiedono specificatamente di non introdurre cenere nei rifiuti compostabili.
I Comuni che non raccolgono separatamente la frazione umida chiedono di eliminare la cenere di legna con i rifiuti generici indifferenziati.
È quindi indispensabile chiedere direttamente all’amministrazione comunale nel cui territorio ricade l’impianto domestico a legna la corretta modalità di smaltimento delle ceneri.

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