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» Home » Aria » Funzionamento delle centraline di rilevamento


Le stazioni di campionamento, dove sono alloggiati gli analizzatori degli inquinanti atmosferici, si compongono di una struttura base, della strumentazione di misura e delle apparecchiature per la visualizzazione, l'elaborazione e la trasmissione dei valori relativi ai parametri misurati.
Il modulo di alloggiamento è costituito da una cabina realizzata in vetroresina così da migliorare la coibentazione interna e ridurre le spese di manutenzione, ottenendo contemporaneamente una struttura robusta e resistente ai vandalismi e alle intemperie. La disposizione interna della strumentazione è modulare, così da poter facilmente aumentare o diminuire il numero dei parametri determinabili. In figura 1 viene riportata l'immagine dell'interno di una cabina di rilevamento:


Figura 1

La caratteristica principale degli analizzatori degli inquinanti atmosferici è quella di determinare, in modo automatico e continuo sulle 24 ore, la misura della sostanza in esame con elevata sensibilità, anche quando presente in basse concentrazioni. Tali strumenti possiedono l'autosufficenza necessaria per limitare al massimo gli interventi di manutenzione e anche la calibrazione, per il controllo periodico del funzionamento strumentale, avviene in modo automatico.

Gli strumenti presenti nelle cabine sono i seguenti:

• Analizzatore di Biossido do Zolfo (SO2)
• Analizzatore di Ossidi di Azoto (NO, NO2, NOx)
• Analizzatore / Campionatore di Polveri Sottili (PM10, PM2.5)
• Analizzatore di Monossido di Carbonio (CO)
• Analizzatore di Ozono (O3)
• Analizzatore di Benzene, Toluene, Xileni

La tecnica di misura di SO2 è detta a fluorescenza molecolare e si basa sull'eccitazione, con radiazione UV nella regione 230nm-190nm, delle molecole di SO2 e sulla conseguente emissione di radiazioni fluorescenti quando tali molecole ritornano allo stato energetico iniziale. La lunghezza d'onda di queste radiazioni permette l'identificazione della molecola e, tramite l'utilizzo di soluzioni a titolo noto, la sua quantificazione. Nella figura 2 viene riportato uno schema di funzionamento (ref. Project Automation).


Gli Ossidi di Azoto vengono analizzati tramite chemiluminescenza , che si basa sulla reazione in fase gassosa tra NO e O3. Questa reazione produce una luminescenza caratteristica linearmente proporzionale alla concentrazione di NO:

NO + O3 = NO2 + O2 + hν

L'emissione di luce avviene quando le molecole di NO2 eccitate elettronicamente decadono a stati energetici inferiori. Il Biossido di Azoto viene quindi convertito a NO così da essere misurato tramite la chemiluminescenza. Questa conversione avviene a 375 °C di temperatura ad opera di un convertitore al molibdeno:

3 NO2 + Mo = 3 NO + MoO3

Lo schema di misura è riportato in figura 3 (ref. Project Automation).


Figura 2

Figura 3

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